MARINO NERI, I SUOI GRAPHIC NOVEL E UN UFO FUORI DALLA FINESTRA

INTERVISTA A MARINO NERI

Ciao Marino, benvenuto e grazie per aver concesso questa intervista a D.A.

Grazie a te per l’invito.

Mi piacerebbe cominciare questa conversazione parlando dei tuoi graphic novel procedendo in ordine cronologico.

Bene. Iniziamo.

Per quanto riguarda il contesto in cui si sviluppano i tuoi graphic novel, sia “Il re dei fiumi” che “La coda del lupo” prendono forma nello stesso ambiente, ovvero la provincia emiliana.
“Il re dei fiumi” rievoca lo straripamento del fiume Secchia che avvenne negli anni ’70 a Modena e “La coda del lupo” è ambientato in un borgo sull’Appennino tosco-emiliano, vicino a Bologna, in un tempo che non si coglie in maniera precisa, ma è quello dell’esaurimento della miniera, fulcro dell’economia e della sopravvivenza del paese.
La “provincia”, intesa nel suo senso generale, o i piccoli contesti sono spesso scaturigine di storie visionarie, o ironiche o semplicemente bellissime. In letteratura, al cinema (del quale sei particolarmente appassionato)…
Anche nel fumetto, sono moltissimi gli autori che l’hanno resa lo sfondo delle loro storie.
Penso, fra i tanti, al grandissimo Reviati, che è emiliano come te.
E che tu ami molto e so che consigli spesso e con cui condividi, fra l’altro, lo stesso tipo di approccio onirico-surreale.
Come mai sei stato a tua volta affascinato da questo tipo di ambientazione? Il contesto delle “provincia”, intendo. Cosa ha saputo regalarti?

Di solito questo ha a che fare con la necessità di raccontare quello che si conosce, quello che ci è vicino, anche quando si tratta di una storia di finzione. Quindi nel mio caso, l’ambiente dove ho vissuto e vivo. Ecco allora la provincia. L’Italia, fra l’altro, è un paese frammentato in province, pochissime le grandi città e tutte difficilmente paragonabili alle metropoli europee. Questo penso sia il motivo principale per cui ogni autore italiano (non solo di fumetti) finisca per parlarne. Tra i fumettisti appunto Reviati che parla delle campagne ravennati, ma anche Fior de L’intervista, che ci mostra la provincia seppur dislocata in un probabile futuro.
Il mio primo libro, Il re dei fiumi, poi, è legato ad un episodio particolare che mi fece riflettere. Appena uscì venni contattato da una casa editrice coreana che si entusiasmò molto per il mio lavoro, nonostante ci fossero parti di dialoghi in dialetto o particolari e descrizioni molto legate alla territorialità che racconta. Questo mi portò a pensare che, anche attraverso descrizioni dl un mondo “particolare” e provinciale, si finisce per toccare comunque un tipo di linguaggio capace di arrivare molto lontano.
Pensandoci, non è tanto diverso da quello che accadeva a persone della mia generazione, cresciute guardando in TV le serie animate giapponesi. Davanti agli occhi ci passavano storie e immagini di paesi con abitudini e tradizioni diversissime dalle nostre, ma nonostante questo riuscivano a comunicare e a creare immedesimazione.

Ho percepito delle differenze nette da un punto di vista stilistico fra tutti e tre i tuoi “graphic”.
Non voglio parlare di evoluzione del tuo modo di disegnare. Perché potrebbe essere semplicemente un modo diverso di rendere visivamente una storia.
Però, ho notato che sei passato da un tratto più fugace, più rapido e in apparenza anche molto più libero, dato dall’utilizzo dell’ecoline (ho letto che l’hai usata insieme alla china per “Il re dei fiumi”), ad un tratto sempre più definito in cui i neri si sono fatti sempre più marcati nel delineare i contorni dei tuoi personaggi e delle tue storie.
E una volta che arriviamo a “Cosmo”, subito penso a quanto i neri siano veramente significativi.
Sono neri “carichi”.
Quindi vorrei chiederti con quale tipo di linguaggio visivo ti trovi più soddisfatto a lavorare, alla luce delle tue “esperienze” precedenti.

Sì. In realtà nel mio caso non disdegno il termine evoluzione. Parallelamente alla scelta di utilizzare un “segno” o una tecnica che più si adatta alla storia, c’è il percorso “dell’autore”, piccoli cambiamenti derivanti dall’esercizio del disegno quotidiano, dall’affinamento delle tecniche o anche forse dalla consapevolezza delle proprie capacità.
Il modo in cui disegno adesso è frutto del lavoro precedente.

Seppur mantenendo come tratto distintivo o, mi verrebbe da dire, come tuo “elemento naturale”, la china. Perché quella resta nel tempo.

Esattamente.
Nel mio primo libro il segno è molto più libero ma forse in un qualche modo anche meno articolato rispetto a quello che è venuto dopo.
Sono un disegnatore che utilizza i mezzi più tradizionali del fumetto e che si rifà anche a stilemi che possiamo definire del fumetto classico americano “alla Milton Caniff”.

Sì, o anche per esempio, alla Sergio Toppi. So che lo ami molto e che hai partecipato ad una collettiva in suo omaggio. Per citare uno degli autori italiani che hanno fatto la storia del fumetto.

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Sì, hai ragione. In realtà guardo con ammirazione a tutta la tradizione del fumetto italiano. Battaglia, Toppi, Pratt, Micheluzzi….
Comunque io mi muovo sempre a partire dall’inchiostro e uso pennello e pennino e in tal caso i maestri a cui guardare sono quelli.

Vorrei farti la stessa domanda per quanto riguarda la colorazione delle tavole.
E’ un’esigenza che ne “Il re dei fiumi” e ne “La coda del lupo” non hai ritenuto necessaria.
Io ho idea che c’entri col fatto che sono storie che appartengono al passato.
Frammenti, ricordi, sogni. Sono storie che sono già avvenute e che sono rievocate da luoghi lontani della memoria.

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La coda del lupo – Marino Neri – Canicola Edizioni

E si adattano perfettamente al bianco e nero delle vecchie fotografie o delle vecchie pellicole cinematografiche. O anche al bianco e nero dei sogni. Ho letto articoli dedicati a  vari studi scientifici su questo argomento e pare che prima dell’avvento dei mezzi di comunicazione, il nostro subconscio non producesse sogni a colori.
“Cosmo”, invece, è una storia che, al contrario, vive nel presente e si sviluppa in un viaggio che si proietta verso il futuro. Misterioso, ma pur sempre ancora in divenire.

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Ovviamente, mi piacerebbe scoprire qual è stato il tuo personale processo creativo.

Come dici tu, quest’esigenza nei primi due libri non l’ho sentita. Un po’ come se quel tipo di storie non esigessero una descrizione a colori.
La Coda del lupo, poi, era giocato molto sulle atmosfere evocative e i contrasti del bianco e del nero.
Si prestava molto bene a giochi di ombre e di luce spinti, che potevano dare una forza più onirica al racconto.

 

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La Coda del lupo – Marino Neri – Edizioni Canicola

Forse, invece, la storia di Cosmo l’ho sempre pensata a colori.
Anche se è interessante la tua teoria che i miei precedenti due libri, essendo ambientati nel passato, richiedano una narrazione in bianco e nero, come un vecchio film.

Non voglio interromperti, però. Stavi iniziando a parlare di Cosmo.

Dicevo che invece ho iniziato a “immaginare” la storia di Cosmo a colori.
Penso che in Cosmo il colore abbia una funzione più narrativa che decorativa, serve ad accompagnare la storia.
Le tavole dovevano comunque funzionare bene in bianco e nero, avere un loro equilibrio anche senza il colore. In più lavoro con un nero piatto e quindi avevo l’esigenza di accompagnare questo nero con dei colori che si adattassero senza essere invasivi. Se avessi usato dei colori troppo chiari o sfumati, il nero si sarebbe perso. E così ho usato in digitale “palette” molto semplici, ma molto piatte, per ottenere il risultato che volevo.
Fra l’altro ci sono alcuni lettori che mi hanno detto che hanno avuto la sensazione di leggere Cosmo in bianco e nero. Forse proprio per questo motivo.

Tu parli di neri piatti. Però, come ti ho detto in altre occasioni, e fra l’altro non solo io, in “Cosmo”  i neri non sono solo neri. Sono carichi ma non sono piatti. Non si tratta di assenza di colore. E’ come se in quel nero proseguissero e si insinuassero i rami degli alberi, e riuscissi a trasmettere la consapevolezza che quel nero in realtà contiene qualcosa.
C’è una tavola bellissima, con questi alberi…e le fronde attraversano il buio. O anche all’interno della casa, oltre a quel nero ci sono mobili, oggetti, vasi e forse la stessa Ofelia che sta osservando Cosmo, ancora prima che lui si accorga della sua presenza.

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Cosmo – Marino Neri – Coconino Press Fandango

Be’, ti ringrazio per questo complimento.
Fra l’altro quella casa esiste davvero ed è poco distante da casa mia (vicina allo studio e alla casa di un mio amico pittore). Sono andato a fare diverse fotografie per poi disegnarla. E’ una costruzione molto imponente, con la sua “torretta”. Credo sia dei primi del novecento. Ha attorno un boschetto, ma sorge vicinissima ad una tangenziale.
Questo fa un po’ parte dei contrasti del mondo della provincia di cui parlavamo prima. Trovare qualcosa di così bello e apparentemente fuori contesto a pochi passi da una tangenziale.

Se ci pensi, l’Italia è un po’ tutta così. Quindi le ambientazioni per voi fumettisti non mancano.

Sì, nel paesaggio della provincia italiana si trovano spesso mondi un po’ desolanti, ma al tempo stesso affascinantissimi. Capannoni abbandonati di fianco a cappelline votive, boschetti e argini di canali che costeggiano superstrade. Sono cose che trovo molto suggestive.

Tornando all’intervista, un tratto distintivo delle tue storie è quello di affidare il punto di vista della narrazione agli occhi di un bambino-ragazzino (Bruno, Elga, Cosmo).
Può in parte, trattarsi di un espediente per sentirti più libero di lasciarti trascinare dalla fantasia?

Sì, riconosco che questa può essere una motivazione.
Con una voce narrante o con un punto di vista di questo tipo hai la capacità di stravolgere cose che noi “adulti” consideriamo banali e quotidiane e di lavorare sull’ambiguità della realtà.
Un bambino “vede” continuamente il capovolgersi della realtà in sogno e viceversa.
Ha uno sguardo che riesce ancora a conservare una forma di stupore e di meraviglia.
E’ un tipo di atteggiamento che mi piacerebbe avere e mi piace “proporlo” al lettore.

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Cosmo – Marino Neri – Coconino Press Fandango

Leggendo un’interessante intervista che Federico Mascagni ti ha fatto su “La coda del lupo”, ho trovato un riferimento a “Nostra signora delle rondini” di Marguerite Yourcenar, che è un bellissimo racconto, fra l’altro.
Parlavi del tema della superstizione e di quanto questa sia nata nel momento in cui una religione, chiamiamola “istituzionale”,  è entrata in contatto con altre forme di devozione, quelle improntate al culto della natura nelle sue varie forme.
Dai tuoi libri traspare un particolare interesse nei confronti di questo tema, cioè il rapporto con il mondo naturale: penso al Secchia, ai boschi in cui si muovono figure enigmatiche, al “re dei fiumi”, il pesce che Bruno e i suoi amici cercano e temono, penso alle montagne e per contrasto alle miniere, ma anche al rapporto con l’universo e le stelle.
Cosmo stesso nutre una passione profonda per la fisica, la biologia e l’astronomia.
Hai disegnato tavole scientifiche bellissime per quest’ultimo libro.

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Cosmo – Marino Neri – Coconino Press Fandango

E nel libro queste tavole appaiono proprio quando Cosmo prova più paura e deve in qualche maniera trovare conforto e calmarsi.
Come se un contatto stretto con l’universo e con ogni elemento naturale, potesse guarire le sue insicurezze.
Secondo te quanto c’è di noi in questa necessità di Cosmo? Quanto dobbiamo recuperare di questo rapporto?

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Cosmo – Marino Neri – Coconino Press Fandango

Cosimo ha grossi problemi di relazione (ho lavorato al personaggio documentandomi su alcuni disturbi, come l’autismo). Al tempo stesso, per una sorta di compensazione, è come se fosse in comunicazione o in “attenzione” con tutto il resto, tutto il cosmo, appunto. Snocciola dati, si appassiona di biologia, fisica e scienza. In questo modo, riesce ad entrare in contatto col mondo. Ha uno sguardo che si prolunga all’orizzonte. Ed è un dono suo.
Dono che gli altri personaggi non hanno. Non i cacciatori che hanno una forma molto primitiva e violenta di comunicare. Non Ofelia, che comunque è preda dei “fantasmi dell’adolescenza” e probabilmente ha un rapporto difficile con i genitori..
Quindi in un certo senso Cosmo riesce ad essere una specie di catalizzatore, nonostante abbia estrema difficoltà a comunicare.
Per quanto riguarda il discorso più generale a cui alludevi, quello sul rapporto con la natura, mi viene in mente la frase di un regista che amo molto, che è Buñuel: “Per essere felice mi basta un bosco di querce”.
Io la penso come lui.
Poi la natura continua ad esercitare un fascino misterioso per me, è una cosa che si può avvertire, ad esempio, sempre parlando di registi, nei film di Werner Herzog
Spesso mentre disegno, per distrarmi, ascolto degli audiolibri. Ultimamente sono capitato sul Faust di Goethe, una lettura spassosissima, molto moderna, nonostante sia stata scritta secoli fa. A un certo punto, in un monologo Faust dice che non si può costringere la natura a svelare quello che nasconde “nè per forza di viti nè per forza di leve”. E’ una frase interessante perché sostiene che ci sono cose che non possiamo sapere, nemmeno se ci industriamo con la nostra “tecnica” o la nostra “scienza”. Lo trovo un tema molto attuale. Ecco, penso che la natura continui ad esercitare un fascino magnetico proprio per questo mistero. Insomma per quanto ci sforziamo di capire, rimane muta. Questo è un’ossessione che ha anche il protagonista di Cosmo.

Però, vedi. Forse basterebbe smettere di interrogare la natura e porci semplicemente in ascolto. Ma questo discorso mi porterebbe troppo lontano.

Bene, siamo quasi alla fine. Stai tirando un sospiro di sollievo e lo capisco.
Dopo Cosmo, so che sei già a lavoro almeno su un’altra storia. Se dovessi descriverla con una parola, quale useresti?
Puoi anche dire una parola qualsiasi, tanto non se ne accorgerà nessuno.

Non voglio usare una parola a caso, userò la parola con cui fin’ora ho salvato i file e gli appunti che riguardano il progetto e che forse diventerà il titolo del nuovo libro:  La tempesta.  Ma potrebbe cambiare, questo è sicuro.

Non ero preparata ad uno “scoop” per Dancing Asteroid!

Sì, lo è decisamente.

Grazie Marino, davvero. Mi sento onorata di questa anticipazione.

Figurati.

Siamo in chiusura, per cui vado con la domanda di rito: descrivi il luogo in cui ti trovi in questo momento e la cosa più bella che puoi vedere.

Sono nel mio studio, a casa mia, dove lavoro, e se guardo fuori dalla finestra vedo una struttura, una torre piezometrica costruita penso negli ’70 o ’80, che come forma ricorda quella di un ufo. La sera è molto suggestiva perché è illuminata e svetta sui palazzi intorno, sembra proprio una navicella spaziale sospesa…

Grazie Marino sei e sarai sempre il benvenuto su Dancing Asteroid

Grazie a te.

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Qui trovate la pagina FB di Marino Neri

Le immagini dell’articolo sono tratte da queste due opere di Marino.

la_coda_coverNEW-731x1024LA CODA DEL LUPO – MARINO NERI – CANICOLA EDIZIONI

cosmo00-670x958COSMO – MARINO NERI – COCONICO PRESS FANDANGO

*POST SCRIPTUM*

PER RIUSCIRE A TROVARE IL RE DEI FIUMI HO GIRATO TUTTA LA STRATOSFERA E HO CONOSCIUTO PER CASO UNA BELLISSIMA FUMETTERIA.

QUINDI W LE SCOPERTE! E GRAZIE MARINO NERI!

PER LA CODA DEL LUPO E PER COSMO, INVECE, RINGRAZIO LA FALSO DEMETRIO TAPPA FISSA DELLE MIE RICERCHE INTERSTELLARI.

 Alla prossima avventura

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